Primo live di XFactor 2026 con due grandi ritorni: quello de IlMaxFactor, ovviamente, e in misura minore quello di Marco Mengoni (voto 8), vincitore dell’edizione 2009 sotto la guida di Morgan come giudice e da lì salpato verso mille nuove, incredibili avventure che nemmeno Capitan Harlock. Accompagnato da una band sontuosa, oltre a un medley dei suoi brani regala una bella versione di Jealous Guy di John Lennon e dà il la (anzi, il La visto che siamo in un programma musicale) a uno show vicino alle tre ore di durata e che si conclude, dopo tanti colpi di scena e persino qualche precoce polemica… con lo stesso numero di concorrenti con i quali era iniziato.

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È l’effetto dell’XPass concesso quest’anno, per la prima volta, alla conduttrice Giorgia (voto 7,5: gestisce il palco con consumata esperienza, inciampa in una-due piccole gaffes ma chissene) che le ha permesso di scegliere due concorrenti scartati alla Last Call, farli scontrare prima dell’inizio della gara e far rientrare il vincitore, dopo la votazione del pubblico, al posto e nella squadra del primo eliminato. La “Whitney Houston di Monteverde” sceglie il francese Timothée (voto 7), che canta (Sittin’ on) The dock of the bay di Otis Redding, anche piuttosto bene se non si fosse convinto che il testo sia «sittin’ at the dock of the bay», tanto da cantare il verso così per tutto il brano, e l’americano a Milano Teo Bok (voto 7,5), che sembrerà pure Alberto Sordi dopo un corso di dizione all’Accademia di arte drammatica “Silvio D’Amico”, ma il palco lo conosce bene visto che ha già fatto Italia’ s got Talent a quattordici anni e, si favoleggia, The Voice Kids in Germania addirittura a undici. Senza considerare che, secondo Wikipedia, con la sua band Los Wizzardsha ricevuto una nomination ai Grammy Awards 2026 nella categoria Best Latin Rock or Alternative Album. Don’t stop me now dei Queen è una scelta tanto facile quanto azzeccata, e – spoiler alert ma mica tanto – a fine puntata sarà lui a spuntarla e a rientrare dalla finestra nella squadra di Gabbani che lo aveva lasciato a piedi alla Last Call.

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Proprio Francesco Gabbani (voto 6,5) si ritrova infatti a perdere per strada il primo concorrente della sua squadra, esito quasi fatale di una serata accidentata sia con Alice Fregoso che con gli Scraffs. Vince però il Grammy della paraculaggine quando critica il terzo membro del suo team, Giacomo Calò (che è di un’altra categoria, se non si fosse capito), già riempito di elogi dagli altri giudici, pensando di giocarsi la carta dell’onestà intellettuale per poter poi calcare la mano con gli altri concorrenti. Secondo me però i suoi colleghi al tavolo lo hanno già sgamato. L’altro cantante al ballottaggio con Alice è inopinatamente della squadra di Jake La Furia (voto 6), che ha vissuto una serata strana: Veronica non apprezzata dal pubblico, la fuoriclasse Alìa costretta a fermare l’esibizione per un problema alle cuffie, e infine qualche polemicuccia con Gabbani e Irama. Fortuna per lui che c’è Alex Fontana, che lo mette sempre di buon umore. Veleggiano senza rischi al secondo live sia Paola Iezzi (voto 7), che potrebbe rivelarsi il giudice con la squadra complessivamente più forte, sia il debuttante Irama (voto 6), che sbaglia l’assegnazione alle Distanze ma viene graziato dal televoto prima di giocarsi una bella carta con Lenanie e una invece bellissima con Patrizia, sempre più favorita per la vittoria finale.

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La prima manche di gara si apre con i “quattro mori” di Paola, i Mad Dog (voto 8), ovvero la più improbabile band di brit-pop che potesse mai venir fuori da Sassari. I quattro giovanissimi nerd (età dai 17 ai 21 anni, cosa non irrilevante) quasi nemmeno si emozionano e portano a casa una Club Foot dei Kasabian energica e casinara il giusto. Sono i preferiti de IlMaxFactor, anche se si sa che le band tanto non vincono mai. Tocca quindi a Veronica (voto 7), che magari non brilla particolarmente nella versione originale di Dolly Parton di I willalways love you, ma di errori non ne commette e certamente non è la peggiore della prima manche. Invece finirà al ballottaggio al posto de Le Distanze (voto 5), che saranno anche teneri, carini e simpatici ma sarebbero una band, non gli ospiti di un gattile. Il cielo di Renato Zero è un’assegnazione poco lungimirante di Irama, perché soprattutto sulle note alte – dove la voce di Zero svetta indisturbata – il cantante invece fatica e sbaglia più di una nota. Poi hanno un sound riconoscibile e la loro versione è originale e interessante, ma la sensazione è che l’abbiano sfangata senza particolari meriti. Comfort zone sì, ma che comfort zone per Giacomo Calò (voto 8), l’XPass di Gabbani, che padroneggia con straordinaria naturalezza Ordinary di Alex Warren, e anche per Alex Fontana (voto 7,5), il rocker di Secondigliano che quando smette di cantare pare Troisi ma quando canta non trema nemmeno davanti a Song 2 dei Blur. A chiudere la manche arriva il momento “Achille Lauro canta Achille Lauro”, perché porca paletta, Manu o Manùo come alla fine deciderà di chiamarsi (voto 7) in questa Incoscienti giovani ha il timbro proprio uguale uguale (preciso ’ntifico, direbbe il commissario Montalbano), salvo per un ‘grattato’ che a Lauro manca. L’effetto è straniante e qualche giudice resta interdetto, ma il passaggio del turno non è a rischio.

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Dopo il bis di Marco Mengoni, la seconda manche chiama subito sul palco Alice Fregoso (voto 6), condannata al ballottaggio e poi all’uscita dal Paese delle Meraviglie di XFactor da un’assegnazione sbagliata: Piazza Grande di Dalla ha quel sapore ironico e un po’ beffardo che manca nei colori di Alice, sicché la concorrente di Gabbani si limita a cantarla in un soffio, per di più con qualche sofferenza sulle note basse. La sua sorte appare quasi subito segnata, anche perché in arrivo ci sono più di un paio di grossi calibri: innanzitutto una sorprendente Camilla (voto 8) che padroneggia alla grandissimaYou don’town me di Leslie Gore, un pezzone anni ’60 nel quale riesce a mostrare già una faccia diversa rispetto alle selezioni, quindi l’inquietante ma mooolto interessante Lenanie (voto 7), che da cantautore di rigida osservanza non resiste alla tentazione di riscrivere Blu celeste di Blanco, il tutto con esiti che meritano di essere risentiti e una certa curiosità de IlMaxFactor per un futuro inedito, e ancora Alìa (voto 8), la piccola popstar che Jake ha sottratto all’amore di Irama per farla splendere con un’eccellente Maybe di Sienna Spiro. Gli Scraffs (voto 6) la buttano come al solito in caciara ma stavolta la versione punk di What a wonderful world di Louis Armstrong (una strada già tentata con imperituro successo da Joey Ramone) manca di carica vocale e persino di quel sound molto compatto che la band di Gabbani aveva mostrato fin qua. Non lasciano il segno anche perché, digiamolo, tutti stiamo aspettando il clou della serata, ovvero l’esibizione di Patrizia Napolano (voto 9) sulle note di It’s a man’sman’sman’s world di James Brown. Se non l’avete sentita andate a recuperare il video, vi dico solo che ha spettinato persino IlMaxFactor che pure ha meno capelli di Jake. Il quale, premettendo la frase che si premette quando si vuole fare polemica («non voglio fare polemica»), tira giù dalla croce il povero Irama perché Patrì, in effetti, in comfort zone ha la residenza. Solo che nessuno sano di mente penserebbe che possa andare in difficoltà di fronte a un altro genere. Fortuna che Jake sano di mente non è, e fortuna anche che il siparietto duri poco (ma non così poco da non registrare la piccata replica di Irama, che di rimando fa notare a Jake che anche Alex Fontana finora ha cantato sempre la stessa cosa).

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Il ballottaggio non ha troppa storia: entrambe cantano bene ma Veronica all’ultimo scontro non doveva nemmeno starci, e si salva. Sta di fatto che sono passate tre ore e siamo sempre in dodici: al posto di Alice, come detto, per Gabbani c’è lo Stregatto ovvero Teo Bok. Non sembra un upgrade, ma non perché l’americano a Milano non sia bravo. Vedremo, come dice Bocelli.

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