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Il Piano Marshall: titolare ai Lakers e All Star. Accetto scommesse

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Kendall Marshall, chi era costui? “Il miglior passatore che io abbia allenato in 24 anni”. Era l’11 novembre del 2011. Sul ponte della USS Vinson, la portaerei della Marina Kendall Marshall, playmaker dei Los Angeles Lakers americana sulla quale era stato trasportato il corpo di Osama Bin Laden ancorata nel porto di San Diego, alla presenza di 7 mila spettatori, di un migliaio di marinai e del presidente Barack Obama si giocava il primo “Carrier Classic”, una specie di partita inaugurale della stagione del basket NCAA tra due delle favorite del campionato: North Carolina e Michigan State. North Carolina, in quella stagione 2011/2012, era stata indicata praticamente da tutti (62 voti su 65) come la numero 1 nei pronostici prestagionali in forza di un quintetto assolutamente incredibile per talento, atletismo e forza fisica: tre levrieri immarcabili (Reggie Bullock, John Henson, Harrison Barnes), un lungo solido come Tyler Zeller e la sapiente regia di Kendall Marshall, fr...

Poz, Kidd, Rose e Collins: storie di point guard (anzi, di playmaker)

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E’ una di quelle parole inglesi che abbiamo trascinato a peso nella lingua italiana senza sapere quale fosse il loro vero significato. Tanto che da loro – intendo in America – “playmaker” è l’atleta in grado di fare le giocate decisive mentre il ruolo che noi definiamo così è quello di “point guard” (guardia, ovvero esterno, che gioca in punta, quindi fronte al canestro avversario). Tuttavia, non è più tanto raro che la “point guard” sia il “playmaker” della squadra, ovvero che decida le partite; il suo ruolo di spalla, di comprimario così com’era disegnato dal basket tradizionale, nel quale – pur con eccezioni – il play si limita a passare la metà campo palla in mano e innescare con il passaggio i compagni, si è enormemente evoluto e oggi sono davvero tanti i “numeri 1” (altra definizione del ruolo sul parquet) migliori realizzatori delle loro squadre o comunque più votati al tiro o alla penetrazione che non alla distribuzione del gioco. E anche se questa regola di fatto no...

Questo buffone di sindaco mi sta proprio sul culo

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E sì, questo buffone con la maglietta e i sandali che hanno eletto sindaco di Messina mi sta proprio sul culo. Prima di cambiare mestiere e intraprendere la mia attuale occupazione ero un imprenditore edile, e mi ero perfettamente integrato nel sistema degli appalti pubblici: partecipi a una gara, offri il 40 per cento di ribasso, ti aggiudichi i lavori sottocosto e poi ti metti d’accordo con il direttore dei lavori e i politici e a colpi di varianti in corso d’opera ci guadagni ugualmente un pacco di soldi. Bei tempi, erano quelli. Poi è finita la Prima Repubblica e io aspettavo come la manna dal cielo l’apertura dei cantieri del Ponte: un esproprio, un movimento terra, una colata di cemento e per quindici anni s’incassava, chi se ne frega del “dopo”. Arriva questo Zeus dei poveri, sale sul Pilone sventolando uno striscione con uno slogan del cavolo, “No Ponte” (che poi sarebbe “No al Ponte”, ma l’ignoranza…), e ti monta un gran putiferio fomentando la protesta di tutti i ...

NBA: La guerra di Rose e l'esercito dell'ultima chance

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T he War of the Rose , ovvero “la guerra di Rose”. E’ il grande ritorno del playmaker di Chicago, prima scelta assoluta del 2008 e fermo da oltre un anno per infortunio, il tema principale della stagione Nba che inizia questa notte con tre partite: il derby di Los Angeles tra Lakers e Clippers, Orlando-Indiana e appunto la sfida tra i Miami Heat di LeBron James, campioni negli ultimi due anni, e i Bulls dell’Mvp del 2011. D-Rose, oggetto anche di accese polemiche durante gli ultimi playoff per la decisione di non accelerare il rientro, ha già dimostrato di essere nuovamente in piena efficienza fisica con una preseason rutilante a 20.7 punti e 5 assist di media e nella quale Chicago è rimasta imbattuta (7-0); ora deve provare di poter ancora trascinare i Bulls a una riedizione dei fasti dell’era Jordan. Il problema è che gli ostacoli più alti sono tutti a Est e si chiamano ovviamente Miami, Indiana e finalmente Brooklyn; chi uscirà dalla “tonnara” fra queste quattro superpotenze, c...